logotype

Press Area

RUMORE                   Link

ROCKERILLA                   Link

SENTIRE E ASCOLTARE                   Link

 

INDIE EYE                   Link

Villa Gasulí is a place, a really special place of music, painting, sculpting and creating art in general, even from old pieces of furniture. Villa Gasulí is more or less like its tenants, 4 axid butchers. A band commuting between Berlin and Italy, whose live shows became the primary influence for its sound (having played in Czech Republic, Austria and South Africa among the others).
Multifarious and kaleidoscopic, Villa Gasulí is an album soaked in different influences, such as rocksteady, roots, dub, big beat, funk, surf, rock n roll, motown. The album is the musical soundtrack of the mansion itself, as if walls could speak and reveal all the secrets that are kept in it. A mansion that has its own currency, the “gasulì”, ready to be used during house parties, and in the future may become an hostel for artists. The album reflect this spirit: it is fresh and singable, heterogeneous and yet with a leading thread of dub that can be perceived in the whole tracklist. There is some Wombats-esque pop (gasulì) and a pinch of distorted garage punk, especially thanks to the bass lines (what’s new?, let it burn), and a profusion of tribal vibe, both in the funk jams (my free country) and the electric catchiness of the dancefloor (aster). Even the ballads are driven by a playful attitude,especially through the use of different languages and dialects. 
Eight songs that flow easily, refreshing as a summer cocktail sipped on an hammock, tropical and yet a bit sour. 4 axid butchers make us breathe in, even if just for a short time, the wind that blows in Villa Gasulì; a place that deserves a visit for sure.

Fabiana Giovanetti

 

 

NERDS ATTACK!      Link

Tre anni dopo l’omonima autoproduzione trovo con sorpresagioia il ritorno dei bresciani 4 Axid Butchers, fortunatamente band nettamente atipica per lo standardizzato+incancrenito panorama italiano fatto di sgabelli, barbe incolte, baffetti da sparviero, forum e capelli arruffati. Formazione nata per stare sopra un palco a rigettare, sudare, arringare, suonare, lo testimonia anche il lungo CVlive che li ha zigzagati su e giù per il globo (South Africa compreso), esperienza calamitante, fondamentale per infettare il sound che rimane comunque sulle coordinate che avevamo precedentemente conosciuto ed apprezzato. La scena club dance di Manchester Ryder-oriented rimane dunque ben definita (con qualche linea di febbrile omaggio ai Primal Scream più simplyelectro) in mezzo a mai eccessive digressioni “globali” piazzate nel cuore dell’album. Suono fluido, selvaggio e ballabile, da scoprire quanto prima per non rimanere indietro. [****]

Emanuele Tamagnini

 

 

MUSIC ZOOM                Link

Ci sono dischi che vorresti non recensire mai, ma continuare a ascoltare ininterrottamente fino a quando non ne hai più. È proprio quello che mi viene da pensare riguardo a Villa Gasulì, terzo album dei bresciani di nascita, ma internazionali di adozione, 4 Axid Butchers. Villa Gasulì è infatti un album completo, ricco di particolari e dettagli improvvisi che farebbero felice qualunque ascoltatore; ma è anche un luogo immaginario e reale al tempo stesso in cui la band si dà da fare a livello artistico e musicale. La strada per giungervi è molto semplice, il campanello suona e la porta si apre proprio con Gasulì sostenuta da un ritmo accogliente con chitarre che ti fanno subito mettere a tuo agio. Il sound è tipicamente madchesteriano, a volte un po’ sopra le righe, come nella successiva What’s New?, ma la festa è in pieno svolgimento e la voglia di ballare è tanta che è difficile tenerla a freno. L’arredamento ha un orientamento decisamente rock e le linee di chitarra ti seguono in modo naturale lungo i tanti corridoi della casa. Ogni stanza presenta però caratteristiche diverse: mentre in A Globetrotter’s Song troviamo un lume acceso di fronte ai poster di Tosh e Marley e un mondo di colori gonfiati da un basso profondo e deciso, nel giardino di My Free Country sembra di stare all’Hacienda con gli Happy Mondays sotto acido e Bez che balla come solo lui sa fare. Stessa sensazione nella meravigliosa Aster, quando magari si esagera un po’ e le sensazioni iniziano a essere amplificate a dismisura e si vedono cose che esistono solo nella tua testa. La sintesi riesce sempre e a volte sembra ricordare in maniera più che decisa le soluzioni eccentriche ma meravigliose dei Gomez, band sovraumana e sempre fuori dall’ordinario, mai dimenticata dal sottoscritto. Oppure le ambientazioni più pop e armoniose degli Stone Roses, tornati ultimamente in auge grazie a tour sovraffollati. Certo, El Zogadur sembra capitata lì per caso e Let It Burn assomiglia moltissimo a To Get Down di Timo Maas (non abbiamo dimenticato nemmeno lui, non vi preoccupate…), ma per gente abituata a mixare e remixare con i vinili più che un peccato questo sembra essere quasi un omaggio. Chi mette dischi questo lo sa. Quindi alzatevi e lasciatevi andare alle fluttuazioni psicosonore di Hill; dimenticatevi chi siete, dove state e che cosa significa omber in dialetto bresciano.

Umberto Profazio

 

  

INDIEPERCUI            Link

Indefinibili, a tratti eterei a tratti fondamentalmente punk.
Questi sono i 4 Axid Butchers, intro prolungate e cambi di ritmo repentino toccando Clash, Ramones e Police incoronati da batteria e basso che fanno il loro dovere, puntuali e precisi ricordando Editors e Interpol.
8 le tracce che compongono Villa Gasuli e altrettante sono le sperimentazioni che possiamo ascoltare in questo album.Si passa dal punk rock alla new wave, dal reggae al pop raffinato.
Punto fondamentale del loro lavoro sono le voci: tutti i componenti cantano, intrecciando le loro doti canore in cori e stacchi temporali molto gradevoli e originali dimostrando capacità compositive e leggendo nella loro musica passaggi brillanti e lucenti.
Il loro mondo è un insieme di suoni coinvolgenti e chiari, netti, ma allo stesso tempo pronti a lasciarsi andare a ricercatezze indie.
Praticamente quasi sconosciuti in Italia, ma italiani di Brescia, hanno suonato più di 300 volte in giro per il mondo e sono stati i primi in Italia a fare un tour completo in Sud Africa.
Le canzoni sono un misto di acido e organico, potente e discostante, frutto di un lavoro e di una ricerca portata avanti fino ad oggi, al terzo album.
Si parte con Gasuli e i passaggi si fanno subsonichiani, ma l’organetto è una grande trovata quasi miracolosa che in un attimo ci porta alle atmosfere più dense di phatos e reggaeggianti di A globetrottersong fino alle chiare intenzioni di Let it burn che precede di due la bellissima e dialetteggiante El zogadur.
Forse questo è un disco per emigranti musicali, una scelta, una presa di posizione l’ essere stranieri anche nella musica che sicuramente paga; dimostrando qualità e ingegno invidiabili da qualsiasi band d’oltreoceano.

 

 

VINYL MAG           Link

Ecco un album che non ti aspetti da una band italiana. I 4 AXID BUTCHERS vengono infatti da Brescia, ma il loro suono è decisamente europeo. Dopo due album ed un EP, “Villa Gasolì” è il loro ultimo lavoro in studio (uscito in modo praticamente autoprodotto, e curato dalla etichetta G-04 Records, da loro stessi fondata), e già dalla copertina, raffinata e pop (due pareti ricoperte da tavole di fumetti, fotografie, e una maschera antigas appesa al muro), e allo stesso tempo diretta e dall’estetica vagamente punk, e poi dall’intera grafica dell’album (molto curata quanto essenziale), si intuisce di avere a che fare con un gruppo che lavora su schemi decisamente poco italiani. Cosa suonano questi cinque ragazzi bresciani? Rock, senza mezzi termini. In modo molto sincero, al di fuori di calcoli di mercato, contaminandolo con influenze di varia natura. Ascoltando i brani si scoprono infatti  le diverse anime del loro suono. L’energia punk dei cori del brano di apertura, “Gasulí” si trasforma in un groove dance rock molto tirato, in cui il charleston in levare rapisce all’ascolto, costringendo l’ascoltatore inevitabilmente a muoversi a tempo. Sebbene il suono sia molto ben costruito, e ricco (il quintetto è così composto: batteria/voce, basso, chitarra/voce, percussioni, organo/tromba, e cori da parte di tutti), tutti gli elementi sono sapientemente arrangiati tra loro, e infatti una delle caratteristiche fondamentali di questo lavoro è proprio il groove dei brani, ognuno con una propria identità ben definita. Il basso è in primo piano nel mix, e ha il compito riuscito di sostenere tutti i brani. Il charleston in 16′ di un paio di tracce fa pensare ai gruppi revival new wave degli ultimi anni (Interpol, Editors, Franz Ferdinand, Bloc Party), ma l’accostamento termina qui. Il suono è decisamente più grintoso, rock e punk, e contaminato dal dub, e dal reggae, come appare chiaro dal terzo brano, “A Globetotter’ song”, caratterizzata anche da un’interessante introduzione psichedelica, con un giro ossessivo di basso e una chitarra con un tremolo (reminiscenze dei lontani Doors forse?). La psichedelia è un altro motivo conduttore del disco, affiora anche nelle chitarre al contrario dell’intro di “Aster” (forse il brano più bello), che si innestano su un ritmo di chiara matrice inglese, Primal Scream e Stone Roses su tutti. E proprio gli Stone Roses del primo album (pietra miliare del brit rock) vengono in mente ascoltando i vocalizzi dell’intro di “Hill”, brano di chiusura dell’album. Qui e là le voci sembrano ricordare melodie del rock alternativo americano (Jane’s Addiction e Soundgarden), ma il riferimento inglese è sicuramente il più evidente. “El Zötadúr”, settima traccia dell’album, si discosta leggermente dal resto dei brani, per i toni più intimi della musica, creati da una chitarra acustica e da un pianoforte dal suoni molto scuro. Qui la voce ha modo di essere in primo piano, ed è delicata ed espressiva, e contribuisce notevolmente all’atmosfera un po’ sognante del brano. Il suono generale dell’album è un po’ scuro, molto bello, sicuramente una scelta stilistica voluta, dovuta probabilmente allo studio in cui è stato registrato (da Johannes Göppelt) e masterizzato, lo studio Erde di Berlino (in Frank Zappa Strasse!), presumibilmente su nastro – o comunque con un gusto decisamente analogico.L’unica cosa che mancherebbe a questo album è un brano pop, nel senso migliore del termine, quel singolo che riesca a rappresentarne lo stile e ad arrivare in modo diretto allo stesso tempo ad un pubblico molto vasto. Ma, forse, poco importa a  un gruppo che ha suonato in lungo e largo sui palchi di tutta Europa (e non solo), accumulando esperienza e costruendo concerto dopo concerto il loro suono, che trova nel live il suo elemento naturale. Da ascoltare dal vivo!

Lucio Auciello

 

 

FUN WEEK                   Link

Anticipando i tempi per quanto riguarda una delle più probabili prospettive lavorative dei giovani nati sul territorio nazionale,  la band bresciana dei 4 Axid Butchers ha già, da qualche anno, cominciato a registrare album e tenere concerti all’estero. Ed è quindi naturale che la loro fama si sia ampliata in paesi europei (come Germania, Francia, Slovenia, Repubblica Ceca ed Austria) dove il gruppo ha tenuto numerosi concerti con notevoli riscontri di pubblico. Un vero peccato per gli appassionati italiani che hanno avuto poche occasioni per apprezzare l’universo sonoro di questa formazione, ispirata inizialmente da sonorità reggae-punk, che ha progressivamente maturato un’identità caratterizzata da elementi di psichedelia punk, dub e trasgressivo funk. Tutte caratteristiche messe in bella evidenza nel recente e ottimo nuovo lavoro “Villa Gasuli” (G-04-Promorama) dove la band ha modo di sciorinare tutto il suo repertorio fatto di soluzioni sonore poco convenzionali, sostenute da una straordinaria carica ritmica. Anche per questo i loro concerti (sono previste date in Italia ad ottobre) cominciano quasi sempre con un esteso set di sole percussioni e basso. 

Tonino Merolli

 

 

VIVA LOW COST            Link

"Villa Gasulì" è il titolo dell'ultimo album dei 4 Axid Butchers, band d'origine italiana (vicino Brescia) ma dall'anima decisamente cosmopolita. Il nome del disco nasce da un luogo speciale per la band (Villa Gasulì, appunto), che si è trasformato in officina culturale diventando fucina artistica d'espressione.in quest'ultimo disco c'è un mix di punk-funk, rock, disco e dub suonato con una personalità ed un'originalità rimarchevoli, come un quadro dipinto di mille sfumature di colori diversi che mantiene un'anima e una soltanto. Ad accoglierti in Villa Gasulì c'è il brano "Gasulì": coinvolgente col suo ritmo incalzante ed il suo sound accattivante.Poi ancora si passa dal nervosismo crescente di "What's new" alla più tranquillizzante "A Globetrotter' Song". Ci si infila poi nel ritmo elettronico di "My free country" passando per la canzone più intima e dolce del cd: "El Zögadúr" suonata con una chitarra acustica sognante e un cantata che affascina."Villa Gasulì" è un caleidoscopio di suoni, racconti, immagini effervescenti e stimoli conturbanti. C'è quanto basta per poter spingere questi brani in un loop sfrenato.

Antonio Giovanditti

 

 

CD KOBAIN                  Link

Bresciani di origine, berlinesi d'adozione, i 4 Axid Butchers sono in realtà cittadini del mondo: oltre 300 live, con puntate fino in Sudafrica. “Villa Gasulì” è il terzo album della band composta da Alfredo Andreoletti (voce,batteria,chitarra,percussioni), Antonio Comini (basso,voce), Michele Gibertoni (chitarra,voce,percussioni), Alessandro Lonati (percussioni,batteria,voce), Paolo Tregambe (organo,tromba): un enorme frullatore psichedelico made in Madchester nel quale vengono shakerati ritmi da dancefloor, riff hard rock, visioni dub. 

Il brano d'apertura “Gasulì” è un funk-punk d'assalto e orecchiabile allo stesso tempo, “What's New” è invece puro crossover anni '90. Stordisce e stupisce lo psichedelico cerimoniale dub-reggae di “A Globetrotter Song”, ma i brani migliori probabilmente sono i successivi tre: “My Free Country” è una piccola perla di pop psichedelico, quasi una rilettura in chiave mancuniana dei Beatles. “Let It Burn” è tribale e trascinante alla maniera dei migliori Happy Mondays, mentre  “Aster” è un esercizio di pop ipnotico e visionario alla Northside di “Shall We Take A Trip”. I due brani conclusivi, la ballad in dialetto “El Zogadur” e la fluttuante “Hill” non demeritano, ma i brani migliori sono probabilemtne alle spalle.
Disco trascinante e ben realizzato da parte di una band capace di dare il meglio di sé live, sopra un palco. Promossi con merito.

Giacomo Messina

 

 

LOST HIGH WAYS                   Link

Inventare un buon cocktail non è da tutti i barman.  Trovare la miscela giusta tra diversi liquori e bevande per approdare a qualcosa di assolutamente godibile da bere non è da tutti. Iniziamo a sorseggiare questo Villa Gasuli. Al primo sorso (Gasulì) subito sentiamo delle bollicine di ritmo punk che ci solleticano le papille gustative fino a farle agitare con spirito dancefloor che non ti aspetteresti. Quando si estingue il fragore delle bollcine, ecco sollevarsi un calore dall’esofago, mosso dal secondo sorso (What’s new?),  di natura più funk-rock così inizia l’offuscamento del tuo cervello. La testa incomincerà a girare e ad al terzo sorso (A Globetrotter’ song) ti scoprirai magicamente a ondulare in un dub-psichedelico geniale. Il retrogusto pop che affiorerà marcato al quarto sorso (My free country) ti farà godere al massimo perchè questo cocktail è stato preparato da  barman bresciani che sanno il fatto loro, i 4 Axid Butchers.  La coda di questo disco liquido continuerà su quella scia del rock dove il ritmo è il verbo principale, dove il dub si trasforma in spazi aperti in cui confluiscono linguaggi e lingue diverse, un rock globale nel senso più positivo del termine come accade nella bellissima Aster. Mescolare i generi: forse questa è la vera sperimentazione indie? Certamente i 4 Axid Butchers incantano da anni palcoscenici internazionali e noi italiani, loro compatrioti, cosa aspettiamo ad ubriacarci della loro energia live?

Vladimiro Vacca

 

 

IYEZINE                Link

I 4 Axid Butchers (Act, Edo, Gibo, Sandrì, Paulee), band bresciana con già due dischi alle spalle e un esperienza in ambito live che supera le 300 date (tour in mezza Europa e in Sud Africa), ritornano con un nuovo disco (“Villa Gasulì”) carico di sonorità energiche, calde e dense.L'avvio del lavoro è affidato alla tirata e accattivante “Gasuli” (stop'n'go incalzanti, cori costanti, ritornelli molto orecchiabili) e al sound deciso e spigliato di “What Is New?” (intro avvolgente e rilassante, conclusione fragorosa e di polso). “A Globetrotter' Song” parte ondeggiante e lievemente ipnotica per poi ammaliarci con il suo ritmo in levare (accogliente e incredibilmente pacificatorio), mentre “My Free Country”, rapida e ripetitiva (non per forza un difetto), lascia spazio al mix di hard rock e musica tribale di “Let It Burn” (chitarre e sezione ritmica in primo piano). L'orientaleggiante “Aster”, invece, ci avvolge con le sue affascinanti visioni mistiche, lasciando che a concludere siano la malinconica e viscerale “El Zögadur” (testo in dialetto bresciano) e l'estenuante viaggio spirituale di “Hill” (a pochi secondi dalla fine si nasconde una incisiva bonus track strumentale).

I quattro musicisti bresciani, con questo “Villa Gasulì”, lasceranno positivamente sorpreso anche l'ascoltatore più scettico. Gli otto brani presentati, infatti, catapultandoci nella Manchester di inizio anni '90, presentano un riuscito incrocio tra sonorità esotiche, piglio garage e attitudine post punk. Un disco molto orecchiabile e affascinante, un ascolto molto piacevole.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

2017  4axidbutchers.com  globbers joomla templates